Il "Landfall Art Center" è l'esempio di come si possa scalare una montagna. Rappresenta la conferma di come passione, volontà, entusiasmo, innovazione, impegno e sacrificio, siano qualità in grado di superare qualsiasi ostacolo. Di come si possa trovare la forza di credere in un progetto, un'idea. Portandola avanti anche, nella prima edizione soprattutto, senza il supporto delle istituzioni o di sponsor. Solo con la forza di un'idea, semplice, per il gusto di poterla condividere con gli altri. Per il gusto di migliorare il mondo che ci circonda, nel piccolo del proprio contributo. Senza voler stravolgere il mondo, ma cambiandolo un poco. Ed è bello, che, in questi valori e sentimenti, sia entrata in prima linea la solidarietà. Non solo grazie ad una offerta economica a sostegno dell'Anfass, ma soprattutto con la volontà di coinvolgerla nella partecipazione. Abbattendo ogni barriera. Per arricchirsi a vicenda, scoprendo, non solo a parole, che il contributo di tutti è prezioso, insostituibile. Ecco, le due edizioni dell'happenig creativo svoltosi nella diga degli Alberoni, sono semplicemente la vittoria di chi sa mettersi in gioco. Questo è quello che mi ha dimostrato il mio amico l'arch. Antonio Rodriguez, quando si è messo al lavoro per portare a termine un suo sogno. Un idea in cui credeva profondamente. Un'idea anche un po' "pazza", in cui, forse era l'unico a credere. Un progetto per il Lido per i "suoi" Alberoni, che - ripeteva sempre "non sono solo una zona decentrata dell'isola, ma hanno mille potenzialità che per tutti possono essere un punto di riferimento." Così si è messo al lavoro. C'era una grande passione tantissima voglia di divertire, divertendosi. Nulla più. Non c'era "busness", non c'erano ribalte prestigiose, luoghi nobili da frequentare. Senza bisogno di aspettarsi ricompense, solo perché si crede profondamente in ciò che si sta facendo. I risultati, poi, alla lunga, arrivano. Perchè il tempo è giudice e sempre galantuomo. Intanto meglio fare, rispetto al non fare, una piccola luce, in grado di illuminare la notte, piuttosto che maledire il buio. E, i risultati, com'è noto sono giunti davvero. Quarantaquattro artisti, a fine giugno, da sei città italiane sette nazioni, sono arrivati al Lido esclusivamente per partecipare al "Landfall". Che non metteva certamente in palio grossi montepremi, solo l'occasione di mettersi in gioco. Per questo rappresenta un evento che il Lido, in primis le istituzioni ma poi anche tutte le associazioni, gli organi di stampa, per arrivare ai cittadini, agli artisti che ne sono i principali protagonisti, non possono e non devono lasciarsi scappare. Non è tanto la manifestazione in sé, quanto i valori che la animano. Quella passione, volontà e sacrificio, di cui si parlava all'inizio, che in quest'isola sembrano mancare. O meglio, essere nascoste. Occorre tirarle fuori con forza e determinazione. In un'isola, invece, dove, spesso, è fin troppo facile distruggere tutto, rispetto a provare a costruire qualcosa, rimpiangre il passato ed i suoi tempi d'oro ormai irrimediabilmente andati, piuttosto che pensare ad un futuro in grande. Lamentarsi invece di proporre, essere rinunciatari piuttosto che propositivi Vivere del nulla piuttosto che proporre una iniziativa. Ma, in realtà, l'isola può offrire molto. Perché al Lido si possono fare cose grandi ed importanti. Che diventino un punto di riferimento per l'intera città, che abbiano un richiamo forte all'estero. "Il Landfall" ha smentito la mentalità che abdica. Ed esalto quella che scommette. Con umiltà, senza voler stravolgere tutto. Con poco, contando solo su un paesaggio, tra diga e mare, che non ha eguali. Ha lasciato un segno. E vuole continuare a crescere. Con poche cose, senza particolari appoggi o obiettivi rivoluzionari. Solo con la forza di un'idea.
Lorenzo Mayer
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