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CARNEVALE
(febbraio-marzo)

F.Guardi - La Festa di Giovedì Grasso Il Carnevale di Venezia, conosciuto ormai in tutto il mondo, ha ritrovato fama ad importanza negli ultimi vent'anni, ma l'origine di questa festa risale addirittura alla seconda metà del XII secolo quando il giorno di giovedì grasso si celebrava l'anniversario di una vittoria contro il patriarca di Aquileia, colpevole di avere assalito la città di Grado con l'aiuto di alcuni feudatari friulani.
I festeggiamenti consistevano nella "esecuzione" di un toro e dodici maiali (che dovevano essere donati come pegno per la sconfitta proprio dal patriarca di Aquileia) cui seguivano le "forze di Ercole" (piramidi umane) e la moresca, esibizioni nelle quali di sfidavano le due fazioni rivali veneziane dei Castellani e dei Nicolotti.

Ancora durante il Settecento, il giorno del giovedì grasso si continuava ad organizzare la "cazza" (caccia) del toro.
In quei giorni, nei campi, i nobili praticavano il gioco del calcio divisi in due squadre di 25 giocatori che a suon di botte e pugni dovevano buttare una palla di cuoio nel territorio avversario.

Dal 1751 iniziò anche la corsa delle carrette, una gara tra diversi contendenti che ebbe una singolare origine: due netturbini (Cosimo e Gaspare) si sfidarono, spinti da due nobili che promisero del vino al vincitore, per vedere chi terminava per primo il proprio lavoro.

Il volo della colombinaUno degli episodi del tempo, opportunamente modificato, è rimasto ancora oggi: lo "svolo del turco".
Consisteva nella consegna al Doge di alcuni fiori da parte di un acrobata che scendeva a testa in giù dalla sommità del campanile di S.Marco.
Oggi si è trasformato nel più tranquillo "svolo della Colombina" che inaugura ogni anno i moderni festeggiamenti rilasciando migliaia di coriandoli sulla testa degli spettatori.

Sempre nel Settecento, quando il Carnevale iniziava addirittura la prima domenica d'ottobre, era consuetudine girare per ogni luogo della città nascondendo la propria identità con la bautta.

La BauttaQuesta usanza era regolata nientemeno che da leggi della Serenissima che, ad esempio, impedivano l'uso di mascheramenti di notte, nelle chiese o durante le pestilenze ma permetteva ai nobili, borghesi, gentildonne e stranieri di frequentare, protetti dall'anonimato, i ridotti e i casini, dove si praticavano il gioco d'azzardo e il libertinaggio.La caduta della Repubblica segnò anche la fine del Carnevale veneziano.

Oggi i festeggiamenti durano circa due settimane. In piazza S.Marco e nei campi vengono organizzati cortei storici, concerti, spettacoli vari e fuochi d'artificio. Anche in molti locali non manca la musica dal vivo, nei teatri vengono allestite commedie e balletti e nei sontuosi palazzi nobiliari si preparano feste per pochi eletti.
In città arrivano centinaia di migliaia di turisti e visitatori riempendo quasi all'inverosimile calli e ponti e costringendo in alcuni casi le forze dell'ordine ad istituire sensi unici nelle strade cittadine.

In generale, come sempre accade a Venezia, si cammina molto: per guardare le maschere nel magnifico scenario veneziano, per mescolarsi alla folla con travestimenti artigianali o per farsi fotografare in grandiosi costumi fatti apposta per stupire.

Una splendida maschera modernaNegli ultimi anni questa importante manifestazione ha perso gran parte dello spirito di spontaneità che l'aveva fatta rinascere nei primi anni ottanta ed è diventata oggetto di sponsor e operazioni promozionali ma, ad ogni modo, mantiene ancora il fascino dell'unicità e della tradizione che solo Venezia riesce a dare.


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